Come diventare UX/UI Designer? Parola a Pierfrancesco Andresini

Feb 01

I videogiochi diventano sempre più complessi e ricchi di funzionalità e un’attenzione particolare agli utenti e ai loro bisogni contribuisce a creare esperienze utente positive che porteranno a un maggior coinvolgimento dei giocatori. UX e UI designer lavorano per realizzare la migliore esperienza possibile avvalendosi anche di diverse tipologie di interfacce.

Abbiamo chiesto a Pierfrancesco Andresini, Specialist Trainer del corso di UX/UI per videogiochi, di parlarci delle competenze e delle responsabilità di un UX/UI designer e ci siamo anche fatti consigliare 3 videogiochi che un appassionato desideroso di lavorare nell’industria dei videogiochi come UX/UI designer farebbe bene a conoscere. Pierfrancesco è anche UI/UX Designer in Reply Game Studios e ha lavorato al gioco d’azione Soulstice.

Ciao Pierfrancesco, grazie per aver accettato di essere qui con noi oggi. Puoi presentarti ai nostri lettori e parlarci un po’ del tuo background? Cosa ti ha spinto a diventare UX/UI Designer?

Ciao a tutti, mi chiamo Pierfrancesco Andresini, molti mi conoscono come Pippo.

Da sempre onnivoro dei più svariati generi videoludici mi sono avvicinato all’idea di lavorare nel mondo dei videogiochi subito dopo il liceo, quando ho deciso di studiare sia Design e Comunicazione visiva al Politecnico di Torino che Concept Art per videogiochi in una scuola privata. Già in quel periodo avevo cominciato a lavorare ai primi progetti in un gruppo informale chiamato Born Frustrated Studio come principale 2D Artist.

Alla fine del percorso di studi ho cominciato a lavorare come UI Artist nella torinese Mixedbag, a Secret Oops!, un titolo mobile AR multigiocatore in locale pubblicato da Apple Arcade.

Dal 2020 ricopro la posizione di UI/UX Designer in Reply Game Studios a Milano, dove abbiamo da poco rilasciato Soulstice, un character action game in un’ambientazione dark fantasy, sviluppato per PC e console di nuova generazione.

Attualmente rivesti il ruolo di UX/UI Designer in Reply Game Studios. Puoi raccontarci brevemente qual è la tua routine da designer?

La natura delle task che mi vengono assegnate varia tantissimo a seconda dello stato del progetto. Può passare dallo studio di determinati segmenti di giocatori, alla progettazione del flusso di gioco o di widget ed elementi specifici dell’interfaccia, fino al tuning dei parametri implementativi direttamente all’interno dell’engine di gioco.

Molte di queste mansioni in realtà possono variare a seconda della composizione del team e dello skillset individuale, non c’è una regola ideale ed assoluta.

UX UI mockup
Quali sono le competenze che secondo te deve assolutamente avere uno UX/UI Designer e come può aiutarti il corso di UX/UI Design per videogiochi a svilupparle?

In primo luogo direi metodo e capacità critica. Senza questi elementi non c’è scintilla creativa che possa essere realizzata con criterio. Inoltre, spesso un designer passa la maggior parte del tempo a capire quali siano le domande giuste da farsi, di modo che le risposte progettuali escano in maniera naturale e coerente.

In secondo luogo capacità espositive e comunicative. Saper esprimere in maniera semplice, concisa e precisa la complessità dei propri design è fondamentale data la natura stessa del ruolo e delle necessità collaborative all’interno del team.

L’obiettivo del corso, oltre a dare gli strumenti pratici per risolvere e presentare il proprio lavoro, sarà anche quello di fare esperienza con quesiti progettuali realistici, proprio per poter affinare quelle competenze.

Spesso gli studi di sviluppo cercano artisti in grado di realizzare interfacce e occuparsi della UX di un videogioco. Può una persona che non ha esperienza in campo artistico o abilità nel disegno aspirare a lavorare come UX/UI designer?

Uno UX/UI Designer è prima di tutto un progettista ed effettua le sue scelte unendo alla forma anche la funzionalità.

Ci sono dei principi di comunicazione visiva, che sono applicati anche all’interno delle produzioni artistiche, spesso istintivamente. Un designer deve averne dimestichezza per poter individuare e risolvere problemi progettuali legati a quella componente. Per questo durante il corso impareremo a conoscerli e ad applicarli.

L’accessibilità sta diventando sempre più centrale nei videogiochi, ma qual è il processo per rendere più accessibile un videogioco? Esistono linee guida come per l’accessibilità dei siti web?

La tematica dell’accessibilità è divenuta sempre più importante negli ultimi anni. Recentemente sia Xbox che PlayStation hanno rilasciato ai developer delle linee guida, legate ai propri Store virtuali, e la lista delle feature di Accessibilità presenti nei titoli AAA e persino indie è aumentata nettamente. Al contempo, le soluzioni applicate sono molto varie e personalizzate a seconda del genere e delle peculiarità dei singoli progetti, data la complessità del media videoludico rispetto ad altri prodotti digitali.

Design Pierfrancesco Andresini
Quanto è importante il portfolio per un UX/UI designer e in che modo gli studenti impareranno a farne uno durante il corso?

Il portfolio risulta fondamentale per questo ruolo, sia nelle figure junior che senior. Rappresenta la somma di che tipo di designer si è. Racchiude le proprie esperienze, il proprio skillset e il personale processo di pensiero. Ogni esercitazione svolta durante il corso sarà volta alla creazione di un piccolo portfolio. Si avrà modo di migliorare i propri lavori con diverse presentazioni e review mirate. Alla fine del corso ci saranno anche lezioni mirate a come affrontare un percorso di recruitment nell’industria videoludica.

Se ti chiedessimo di consigliare 3 videogiochi che si distinguono per le loro interfacce da far giocare / approfondire ad aspiranti UX/UI designer quali sarebbero e perché?

Il primo che consiglio è Hellblade: Senua’s Sacrifice perché dimostra che anche il suono possa essere un elemento di interfaccia immersivo ed elegante quanto la controparte visiva.

Il secondo che consiglio è Persona 5, per l’incredibile stile e dinamismo che applica magistralmente tramite la sinergia di diversi principi visivi.

Il terzo è The Last of Us: Part II, per il lavoro minuzioso sull’accessibilità che hanno svolto fin dalle prime fasi dello sviluppo.

Prima di salutarti e ringraziarti per il tuo tempo, puoi raccontarci qual è stata la sfida più impegnativa che hai dovuto affrontare nella tua carriera nell’industria dei videogiochi?

Ovviamente ogni progetto ha le proprie criticità e problematiche di sviluppo, che lo rendono avvincente. Senza andare nel dettaglio delle singole task penso che l’intera produzione di Soulstice sia stata incredibilmente impegnativa, perché in poco più di 2 anni abbiamo dovuto coniugare le singole peculiarità del progetto con lo sviluppo di un framework di UI solido e vario per i progetti futuri.

Vi ringrazio per l’intervista, non vedo l’ora di iniziare questo percorso e vedere tanti promettenti UI/UX Designer.

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Se anche tu vuoi diventare un UX/UI Designer e lavorare nel settore dei videogiochi, con il corso breve di specializzazione in UX/UI per videogiochi, puoi farlo. Seguito dallo Specialist Trainer Pierfrancesco Andresini imparerai a: lavorare in sinergia con i team di design, arte e programmazione, fare ricerca e analisi sull’utenza, creare wireframes, prototipi funzionali e mockup, organizzare e analizzare le sessioni di playtesting. Se vuoi saperne di più non perderti l’Open Day in livestreaming del 23 febbraio 2023.